Appunti dalla ricerca su Francesco Piersigilli, il mio trisnonno. Scrivo tre cose diverse: quello che ho trovato nei documenti, quello che mi hanno raccontato e quello che penso soltanto. Non sono la stessa cosa, e provo a tenerle separate.

Una fotografia

Ritratto di Francesco Piersigilli seduto, primi del Novecento
La fotografia di Francesco. Nessuna data sul retro.

Me l'ha tramandata mio nonno. È quasi tutto quello che è rimasto in famiglia. Un uomo seduto su una sedia di legno, giacca scura, cravatta a righe, le gambe accavallate. Accanto a lui, su un tavolino, un cappello e dei fiori. È un cappello molto scenografico, e secondo me faceva parte dell'allestimento dello studio fotografico. Sul retro non c'è scritto niente: nessuna data, nessun timbro. Dall'abito direi i primi del Novecento.

Mi piace pensare che l'abbia fatta prima di partire. Lo penso io, non lo so. Anche il cappello, penso, non era suo: lo studio lo metteva in scena, come i fiori.

Quando la filmerò parto dal cappello. È il dettaglio che mi convince di più, perché è l'unico che non posso spiegare. Il volto lo lascio per ultimo.

Dettaglio del cappello sul tavolino
Il cappello, ingrandito dalla stessa foto.

Via Casigliano, casa 78

La facciata della Sezione di Archivio di Stato di Spoleto
La Sezione di Archivio di Stato di Spoleto, 30 ottobre 2026.

All'Archivio di Stato di Spoleto ho trovato la famiglia in cui Francesco è nato. Il foglio di famiglia di Strettura, Via Casigliano, casa numero 78 (Casigliano è una località vicino a Strettura, nel comune di Spoleto, in Umbria). Nelle prime dieci righe ci sono i genitori e gli otto figli. Francesco è l'ultimo, alla riga 10: nato il 16 marzo 1882.

Il padre, Domenico, era contadino ed era nato nel 1821: quando nasce Francesco ha sessant'anni. La madre, Palma Latini, ne ha quaranta. Domenico era rimasto vedovo della prima moglie, Domenica Belli, nel 1864, e da lei aveva avuto due figli, Feliziano e Severino. Con Palma ne arrivano altri: Giovanni, Nazzareno, Candida, Aurelio, Liberata, morta il giorno stesso in cui è nata, e infine Francesco.

Nazzareno, il fratello, muore nel 1899, a ventotto anni. Anni dopo uno dei figli di Francesco si chiamerà Nazareno. Penso in suo ricordo, ma non lo so.

E poi c'è Terni, che torna sempre. Il fratellastro Severino ci si trasferisce nel 1888. Il padre Domenico muore lì nel 1902. E Girolamo Amici, nel 1905, parte per l'America "da Terni". Per questa famiglia Terni era la città vicina, e penso fosse il primo posto dove andare a cercare lavoro.

Foglio di famiglia di Strettura, Via Casigliano casa 78, con la famiglia di Domenico Piersigilli e Palma Latini
Il foglio di famiglia di Strettura, Via Casigliano, casa n. 78. Francesco è alla riga 10, nato il 16 marzo 1882. Fonte: Archivio di Stato di Spoleto.

Nello stesso archivio c'è il suo foglio matricolare, il registro militare. Matricola 6134. Un metro e sessanta, capelli biondi e ondulati, occhi grigi, colorito roseo. Sapeva leggere, ma non scrivere.

Sul manifest del 1913 gli americani gli scrivono capelli e occhi castani. E la scheda di leva americana lo fa nascere il 16 maggio, non il 16 marzo: il giorno è lo stesso, cambia il mese. Come il cognome, anche la data è cambiata attraversando l'oceano.

Alla visita di leva lo trovano debole di torace e lo rimandano. Nel 1904 viene arruolato in terza categoria e lasciato a casa: il servizio militare non lo fa.

Poi arriva la guerra. Nel luglio 1916 l'Italia lo richiama alle armi. Francesco è a Trenton, alla Roebling, e non si presenta. Il 17 luglio 1916 viene dichiarato disertore e a dicembre denunciato al Tribunale Militare di Roma. È successo a migliaia di emigrati.

La cosa che mi ha colpito di più arriva dopo. Il 25 novembre 1930 il tribunale chiude il caso: non si procede, perché Francesco rientra nell'amnistia del 1919. Ma nel 1930 Francesco era morto da dodici anni. Per l'esercito italiano, sulla carta, era ancora vivo. Forse la notizia della sua morte non è mai arrivata agli uffici di Spoleto. È la prossima cosa che cerco.

Foglio matricolare di Francesco Piersigilli, matricola 6134, classe 1882
Il foglio matricolare di Francesco, matricola 6134, classe 1882: disertore nel 1916, amnistiato nel 1930. Fonte: Archivio di Stato di Spoleto, ruoli matricolari del Distretto Militare di Spoleto.
In archivio: il foglio di famiglia e il foglio matricolare di Francesco.

Un foglio compilato a mano

Prima pagina dell'Evening True American di Trenton, 12 novembre 1912
Evening True American, Trenton, martedì 12 novembre 1912. Woodrow Wilson, governatore del New Jersey, è appena stato eletto presidente: in prima pagina è "il leone del momento". Francesco è ancora a Strettura. Partirà nove mesi dopo.
Prima pagina dell'Evening True American di Trenton, 7 luglio 1913
Evening True American, lunedì 7 luglio 1913. È l'ultimo numero che si trova nell'archivio online. In città aprono i campi gioco per i bambini, in Europa c'è la guerra nei Balcani. Il 19 agosto Francesco si imbarca a Napoli.

Il 3 settembre 1913 la nave Mendoza, partita da Napoli, arriva a New York. Nella lista dei passeggeri c'è Francesco Piersigilli, trentadue anni, sposato, di Strettura. Va a Trenton, nel New Jersey, da suo cognato Girolamo Amici.

Sulla seconda metà del foglio, alla sua riga, la colonna "è mai stato prima negli Stati Uniti?" dice: sì, 06-09, Trenton. Quindi a Trenton c'era già stato, dal 1906 al 1909. Quando parte nel 1913 non va verso l'ignoto: torna in una città che conosce. Accanto c'è l'indirizzo dove va, 721½, Trenton. Altezza cinque piedi e quattro pollici, capelli e occhi castani, nato a Spoleto.

La riga 4 del manifest del 1913, metà destra: già stato negli Stati Uniti dal 1906 al 1909, a Trenton
La stessa riga 4, metà destra del foglio. «Yes, 06 09, Trenton»: c'era già stato. Poi il cognato Girolamo Amici, il 721½ e Trenton, N.J.

Nel film questa riga la scorre la mia mano, lenta. Mi fermo sul nome e lì taglio.

La riga di Francesco sul manifest della Mendoza
La riga 4 del manifest. Il foglio intero è largo il doppio.
Il foglio intero del manifest della Mendoza, 3 settembre 1913
Il foglio intero, pagina sinistra. Francesco è alla riga 4.

Chi lo aspettava

Otto anni prima di Francesco, il 24 aprile 1905, a New York sbarca un Girolamo Amici. Venticinque anni, celibe, bracciante, ultima residenza Terni. Va a Trenton, da suo fratello Adolfo.

Nel 1913, sulla riga di Francesco, c'è scritto solo che va dal cognato Girolamo Amici. Nessun documento dice di chi fosse fratello. Ma Marianna, la moglie di Francesco, era una Amici: con buona probabilità Girolamo e Adolfo erano suoi fratelli.

Che il Girolamo del 1905 sia proprio lui è molto probabile. Tornano la provenienza, l'età, il fratello Adolfo già a Trenton. Però non l'ho ancora provato fino in fondo, e un albero genealogico online gli dà date che non combaciano del tutto. Per questo scrivo che è lui con buona probabilità, e non di più.

Se è lui, Francesco non è arrivato in un posto vuoto. Qualcuno della famiglia lo aspettava, e aveva aperto la strada otto anni prima.

La riga di Girolamo Amici sul manifest della nave Napolitan Prince, aprile 1905
Il manifest della Napolitan Prince, aprile 1905, riga 20. Girolamo Amici, 25 anni, da Terni, diretto a Trenton. La nota «my brother Adolfo» scivola sulla riga sotto, e l'indice online la attribuisce a lui.
Il foglio intero del manifest della Napolitan Prince, aprile 1905
Il foglio intero del 1905. Girolamo è alla riga 20, insieme ad altri passeggeri partiti da Terni e diretti a Trenton.

Tre anni prima di Girolamo, nel maggio 1902, sulla nave Phoenicia arriva a New York un Adolfo Amici, trent'anni, sposato, che sa leggere e scrivere. Girolamo che nel 1905 raggiunge un Adolfo già in America segue lo schema di tanti fratelli di allora: uno parte, l'altro lo segue. Con buona probabilità sono fratelli.

C'è però un conto che non torna. L'Adolfo del 1902 è nato verso il 1872, mentre l'Adolfo Amici sepolto a Trenton risulta nato nel 1885. Potrebbero essere due persone diverse con lo stesso nome, uno zio e un nipote per esempio, come succedeva spesso. Lo diranno gli atti di nascita, tra Morro Reatino e Terni.

Manifest della nave Phoenicia, maggio 1902, con Adolfo Amici alla riga 8
Il manifest della Phoenicia, partita da Napoli il 15 aprile 1902 e arrivata a New York il 3 maggio. Adolfo Amici è alla riga 8.

Un cognome che cambia

Sulla nave il suo cognome è scritto giusto, Piersigilli. Poi i documenti americani lo cambiano a ogni foglio: Pressigilli sulla scheda di leva, Piersigiti sul certificato di morte. E nell'indice online del manifest chi l'ha trascritto ha letto Parsigilli. Per cercarlo ho dovuto cercarli tutti. Basta una lettera sbagliata e un archivio non lo trova.

Certificato commemorativo di arrivo della Statue of Liberty-Ellis Island Foundation intestato a Francesco Parsigilli
Il certificato di arrivo che la Statue of Liberty-Ellis Island Foundation rilascia oggi dal suo archivio online. Non è un documento del 1913. Riporta il cognome come l'ha letto chi ha trascritto il manifest, Parsigilli.

Il 1918

Il 12 settembre 1918 compila la scheda di leva. C'è scritto Frank Pressigilli, nato il 16 maggio 1882 (in Italia risulta nato il 16 marzo), bracciante alla Roebling, la fabbrica dei cavi d'acciaio. Abita al 721 di Whitaker Avenue, a Trenton. Come parente più vicino indica la moglie, e come indirizzo scrivono soltanto: Italy. Il 6 ottobre, meno di un mese dopo, muore. Aveva trentasei anni.

Pianta storica di Trenton divisa in ward numerati
Una pianta storica di Trenton, divisa in ward numerati. Whitaker Avenue era nell'11th Ward: lo scrive il certificato di morte di Francesco e lo conferma la scheda di leva del vicino Anthony Bartolomei. La data della pianta è da verificare.
La scheda di leva di Frank Pressigilli, 1918
La scheda di leva. Nella casella della cittadinanza: Alien, non-declarant.

In famiglia si è sempre detto che è morto di spagnola. Sul certificato c'è scritto polmonite lobare. Non si contraddicono: nel 1918 la spagnola uccideva quasi sempre attraverso la polmonite che arrivava dopo l'influenza, e sui certificati spesso si scriveva solo quella. Francesco muore il 6 ottobre, lo stesso giorno in cui Trenton viene messa in quarantena per l'epidemia.

Il certificato di morte di Francesco, Trenton, ottobre 1918
Il certificato di morte, ottobre 1918. Il cognome qui è Piersigiti.
Le rovine della Roebling a Trenton dopo l'incendio del gennaio 1915
La Roebling dopo l'incendio, 19 gennaio 1915, il settore sud. Francesco era arrivato a Trenton da poco più di un anno. Foto: Bain News Service, Library of Congress.
Il settore nord della Roebling dopo l'incendio, con le bobine di cavo nel cortile, gennaio 1915
Il giorno dopo, 20 gennaio 1915, il settore nord. Nel cortile restano le bobine di cavo. Foto: Bain News Service, Library of Congress.

I vicini di Whitaker Avenue

Al 721½ di Whitaker Avenue, nella stessa casa di Francesco, viveva Ottilio (o Attilio) Bartolomei. Sulla sua scheda di leva, nel 1918, l'impiegato scrive Attilio Bartholomew, ma in fondo lui firma Ottilio Bartolomei. Attilio all'epoca era un nome molto più comune, Ottilio è rarissimo: forse era nato in America e scriveva il suo nome come lo sentiva pronunciare. Qui lo chiamo come si firmava lui, Ottilio. Diciotto anni, nato negli Stati Uniti, lavorava alla Roebling su una macchina che avvolgeva il filo nelle bobine. Sua madre si chiamava Angelina.

La casa era dei Bartolomei. Nel censimento del 14 giugno 1915, al 721½ di Whittaker Avenue, c'è tutta la famiglia: John, trafilatore, in America da ventotto anni, la moglie Angelina, i figli Anthony, Elizabeth, Otto, cioè Ottilio, Amerigo, Peter e Angelo, e un pensionante, Anthony Rocatti. Nel 1917 Anthony, ventidue anni, falegname alla Roebling, dà come indirizzo il 717, due numeri più in là.

Francesco in quell'elenco non c'è. Eppure nel 1913, sul manifest, il 721½ è l'indirizzo dove va, e nel 1918 abita lì. Ogni documento che ho lo mette lì, prima e dopo. Con ogni probabilità quel lunedì di giugno era alla Roebling, e chi ha aperto la porta al censore non ha nominato il pensionante che non era in casa.

Censimento del New Jersey, 14 giugno 1915: la famiglia Bartolomei al 721 e mezzo di Whittaker Avenue
Censimento del New Jersey, 14 giugno 1915, foglio 32 B. Al 721½ la famiglia «Bartlemay»: John, Angelina, Anthony, Elizabeth, Otto, Amerigo, Peter, Angelo, e il pensionante Anthony Rocatti. Francesco non c'è.

Sul certificato di morte di Francesco, l'informatore, cioè chi dà all'ufficio i dati del morto, è Ottelio, al 721 di Whitaker Avenue. L'impiegato gli ha scritto accanto il cognome di Francesco, Piersigilli. Ma è lui, Ottilio Bartolomei: stesso nome, rarissimo, stessa casa. A comunicare la morte di Francesco è stato un ragazzo di diciotto anni che viveva con lui.

Nell'elenco cittadino di Trenton del 1919, l'anno dopo la sua morte, al 721 di Whittaker Avenue risulta anche Richetto Dolci, operaio della gomma. In quella casa abitavano in tanti.

Scheda di leva di Ottilio Bartolomei, 721 e mezzo Whittaker Avenue, 1918
La scheda di leva di Ottilio Bartolomei. L'impiegato scrive Attilio Bartholomew, lui firma Ottilio Bartolomei.
Scheda di leva di Anthony Bartolomei, 717 Whittaker Avenue, 1917
La scheda di leva di Anthony Bartolomei, qui scritto Bartolomie, 717 Whittaker Avenue, 5 giugno 1917. Sul retro il registrar annota: 1st Precinct, 11th Ward.

I biglietti

Questo è quello che mi hanno raccontato: nel 1918 Francesco aveva mandato i biglietti a sua moglie e ai tre figli, che quando lui era partito avevano tra i due e i sette anni. Erano pronti a partire quando è arrivata la notizia.

Non ho trovato nessun documento che lo confermi. Non so dove siano finiti i biglietti, e non so se siano arrivati prima o dopo la notizia.

Chi è rimasto

Ritratto di Marianna Amici, moglie di Francesco Piersigilli
Marianna Amici. Il ritratto viene da uno studio fotografico di Terni.

Marianna Amici, sua moglie, era nata il 25 agosto 1881. Quando Francesco parte nel 1913 ha trentadue anni, quando lui muore ne ha trentasette. Muore il 6 marzo 1964. È rimasta vedova per quarantasei anni, e il suo nome è rimasto legato a quello di lui: Amici Marianna, vedova Piersigilli.

Domenico, uno dei due figli maschi, era nato il 10 agosto 1906, l'anno in cui Francesco parte per Trenton la prima volta. Non so se il padre fosse ancora a casa quando è nato. Quando Francesco muore, Domenico ha dodici anni. Resta a Strettura tutta la vita e muore il 3 aprile 1992.

Quello che non ho trovato

Il Roebling Museum non ha né foto né carte che lo riguardino. Sulla scheda di leva è segnato come straniero, cittadino italiano, senza nemmeno la prima domanda di cittadinanza. L'archivio di Stato del New Jersey non ha trovato una sua naturalizzazione. Non risulta che fosse cittadino americano. All'Archivio di Stato di Spoleto ho trovato il suo foglio di famiglia e il suo foglio matricolare. Non ho ancora trovato la trascrizione italiana del suo atto di morte.

Io però penso che volesse restare. Lo dicono i biglietti, se il racconto di famiglia è vero: se mandi i biglietti alla tua famiglia, vuol dire che resti. Ma lo dice anche un fatto, e questo è nei documenti. Nel gennaio 1915 la fabbrica dove lavora brucia, poco più di un anno dopo il suo arrivo. Lui non torna indietro. Nel settembre 1918 la scheda di leva lo dà ancora a Trenton, ancora alla Roebling.

Dove riposa

So in quale cimitero è sepolto: lo dice il certificato. Non so ancora in quale punto. Quando lo scoprirò, non lo scriverò qui. È suo.

Se lo filmo, mi bastano un cancello senza nome, il prato e il cielo. Niente lapidi in quadro. Quanto restare sul cielo non lo so ancora: lo decido sul posto.

Il diario si aggiorna man mano che cerco.